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Il senso dei fratelli Lupi per l'innovazione... a 360°

 tratto da Il Giornale della Subfornitura N. 7 - OTTOBRE 2008 - pagina 84
A colloquio con gli imprenditori di un'azienda che da mezzo secolo rinnova processi, impianti, la stessa cultura aziendale. Per scoprire che il primo e più importante riferimento per l'innovazione è l

Vaprio D'Adda, in provincia di Milano, al confine tra Brianza e Bergamasca: una zona che si sente nella parlata, negli accenti, nella voglia di concretezza. Un'officina e tre fratelli, i fratelli Lupi, che la mandano avanti. Paolo, Giovanni e Andrea, fabbricano minuterie tornite di alta precisione.


Parliamo di bussole, connettori, distanziali, viti, particolari per telecomunicazioni. È la loro nicchia: se la sono scavata e la difendono, in un settore, quello della meccanica di precisione, in cui le produzioni di casa nostra hanno ancora molto da dire sul mercato. L'azienda dei fratelli Lupi Metalmicron lavora da cinquant'anni nella ricerca della perfezione delle forme, nella precisione dei minimi dettagli, nel rispetto dell'ambiente e dell'uomo.


È un'azienda che ha fatto delle scelte: quella di non servire il settore bellico, quella di innovare tecnologie e processi produttivi, quella di perseguire l'eccellenza nei risultati, nella qualità, nei fatti. Parlando con i Lupi non si può fare a meno di notare la loro cultura della concretezza. Molte aziende oggi fanno comunicazione della propria cultura ambientalista.


I Lupi fanno un contratto per la fornitura di energia elettrica con Edison: buona parte dell'energia utilizzata da Metalmicron è ricavata da fonti rinnovabili. Non basta: forse ancora pochi conoscono il meccanismo del cosiddetto "conto energia" secondo il quale chi produce energia da fonti rinnovabili può immetterla in rete a condizioni vantaggiose, ricevendo un contributo dallo stato.


I Lupi foderano di pannelli solari le tettoie del parcheggio aziendale, un investimento di oltre 100.000 euro, che si ripaga con il meccanismo del conto energia, offrendo un ritorno superiore a quello di molti investimenti finanziari e riducendo il fabbisogno energetico dell'officina.


L'officina

L'industria meccanica è legata a una tradizione per la quale l'officina è un luogo rumoroso e sudicio, odoroso di grasso surriscaldato, ingombro di trucioli e rottami. Nulla di più lontano da questo luogo comune nello stabilimento Metalmicron di Vaprio D'Adda, 2400 metri quadrati coperti caratterizzati da ordine e pulizia. Per diminuire la rumorosità i Lupi acquistano macchinari sempre più silenziosi, mentre per i macchinari esistenti attuano modifiche di miglioramento per sicurezza e silenziosità.


I Lupi hanno recentemente installato un impianto di climatizzazione e filtrazione dell'aria che si avvale delle più moderne tecnologie in materia di confort ed emissioni in atmosfera. "Per riscaldare l'aria usiamo un impianto a condensazione della ditta Hoval mentre per raffreddarla un impianto ad assorbimento della ditta Robur, senza utilizzo di CFC - HCFC - HFC", spiega Paolo.


"Questi impianti utilizzano per il loro funzionamento esclusivamente gas metano e ciò consente di contenere al minimo le emissioni in atmosfera". L'obiettivo è non superare i 28 gradi, oltre i quali uomini e macchine risentono del calore eccessivo: qualità dell'ambiente di lavoro per garantire la qualità dei manufatti. 


Il sistema di qualità aziendale si basa sui criteri derivanti dalle norme ISO 9000 opportunamente rielaborati e adeguati alla realtà produttiva di Vaprio d'Adda. La ricerca di elevati livelli qualitativi impone un continuo miglioramento delle capacità professionali degli operatori mediante corsi di aggiornamento tecnico.


I Lupi riservano la medesima attenzione agli aspetti di sicurezza: tutti i prodotti e semilavorati impiegati nel processo produttivo devono essere muniti di scheda di sicurezza. Per l' acquisto e la progettazione di impianti e macchinari nuovi o modifica di quelli esistenti l'azienda si avvale della collaborazione di consulenti esterni iscritti ai registri o albi professionali di competenza e richiede sugli impianti nuovi la marcatura CE.


"La nostra è un'azienda che sta conducendo una politica di ottimizzazione su più livelli: l'approvvigionamento energetico, la sicurezza, la qualità, gli ambienti di lavoro e naturalmente la produzione, con il collaudo e l'acquisizione di nuove tecnologie, come la sperimentazione che stiamo conducendo su sistemi di misura computerizzati per automatizzare le linee di produzione", spiega Paolo Lupi.


La globalizzazione sulla pelle Tutti questi investimenti non rappresentano una lotta impari contro la concorrenza dei Paesi emergenti? "Alcune linee di produzione abbiamo dovuto abbandonarle", confessa Lupi e fa un esempio che offre uno scorcio vivo del mondo della produzione globale. Metalmicron forniva componenti ad alcuni grandi produttori di telefonia mobile.


I quantitativi da produrre continuavano ad aumentare: si è passati in pochi anni da 20.000 a 2.000.000 di pezzi ogni mese. Dopo quel picco gli ordini non fanno che scendere fino a ridursi a zero: l'intera produzione è stata trasferita nel far east. Quanto è durato il ciclo? Cinque anni. L'azienda ha reinvestito nei propri impianti il ricavato, per essere più flessibile, per poter servire più clienti. "I nostri clienti sono costretti a rinnovare la gamma prodotti ogni anno", commenta Lupi. 


"Noi dobbiamo essere pronti a cambiare produzione, in termini di prodotti e di quantitativi, in un tempo molto minore, e negli ultimi 3 anni abbiamo sviluppato mediamente 218 prodotti nuovi ogni anno". Le richieste di ottimizzazione che pervengono parlano di riduzione del peso, di miglioramento della finitura, di maggiore resistenza.


Ciò significa che nella industria di produzione bisogna andare nella direzione della sofisticazione e della raffinatezza per ridurre peso, consumi, resistenze. L'alto livello di specializzazione e di specificità delle richieste su ogni singolo componente porta poi i singoli subfornitori a cooperare per la formazione del prototipo, assumendo un ruolo attivo che in anni passati era esercitato dalla committenza.


"La rapidità è un valore quando è intesa come capacità di operare e di acquisire nuove tecnologie in tempi brevi per soddisfare le richieste, sia di prototipazione sia di produzione, che necessitano di lead time e time to market sempre più compressi", spiega Lupi.


"Per essere sempre più rapidi, stiamo ampliando il nostro parco macchine con torni CNC sempre più veloci, mentre, per quanto riguarda le tradizionali macchine a cammes, siamo in grado di approntare fino a 4 attrezzature alla settimana per prodotti nuovi". Basterebbe una scuola seria Sembra una corsa continua verso il vertice di un cono che non fa che restringersi. Del resto, in tutta Europa gli unici due Paesi che mantengono una quota di occupati nell'industria superiore al 20% sono la Germania e l'Italia, così dicono le statistiche riportate dai quotidiani economici.


"Forse da noi si apprezza ancora la soddisfazione di produrre un oggetto fisico, un manufatto come un mobile, un'auto o un componente meccanico", commenta Lupi, che lamenta però la mancanza di una politica industriale legata al territorio, che alcune regioni hanno invece saputo praticare con successo, come l'Alta Savoia in Francia. L'assenza dello stato è avvertita più gravemente da questi imprenditori in un comparto cruciale, quello dell'educazione.


I Lupi rimpiangono, come molti altri imprenditori del settore, le scuole professionali, da cui uscivano i futuri tornitori. Sottolineano come i loro operai abbiano ormai raggiunto un livello sociale che non ha nulla da invidiare agli impiegati. Vorrebbero che il prestigio della professione del tornitore fosse in linea con il reddito che essa può dare - e dà - a chi la pratica.


Tutto questo è vero, ed è relativo prevalentemente all'ambito della meccanica. Quello che però ha un valore più ampio è l'arretratezza della scuola nel nostro Paese. "La nostra scuola non è rimasta indietro, è ferma", afferma categorico Giovanni Lupi.


"Di fronte al livello di coinvolgimento integrato che può offrire la tecnologia di un videogioco, la scuola è immobile, non ha saputo cogliere le opportunità offerte dal multimedia per coniugare il sapere con il saper fare. E invece bisognerebbe mettere in campo un sistema scolastico più coinvolgente che sappia invogliare all'apprendimento e avviare a una professione, altrimenti, per le piccole aziende il dovere di formare rappresenta una gran fatica".


Difficile aggiungere altro alle considerazioni di un imprenditore che non chiede aiuti di settore né dazi doganali, ma pretende un sistema scolastico moderno e collegato con il mondo produttivo: innovare in un mondo così potrebbe essere più facile, lo sanno bene i Lupi.

Fabio Daneluzzi
 
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