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Indagine: Il settore sotto la lente; macchine utensili (I parte)

 TM N°4 Aprile 2010 - pagina 58-62
Rinnoviamo l’appuntamento dell’Indagine sulle tendenze in atto nel settore della macchina utensile. Una fotografia quest’anno particolarmente importante

La fase recessiva che ancora coinvolge l'economia mondiale può essere meglio contrastata se le imprese dispongono di informazioni attendibili e dettagliate sui trend e sull'evoluzione del mercato. Come di tradizione, il settore produttivo nazionale è stato esaminato a un elevato livello di dettaglio, sia negli aspetti strutturali, sia nei processi evolutivi.

Le metodiche di partizione utilizzate per segmentare l'universo delle aziende costruttrici in classi a crescente grado di omogeneità hanno consentito di determinare specifiche prospettive d'analisi idonee ad analizzare e interpretare la complessità dei fenomeni che si verificano nell'ambiente mercato, fornendo una rilevante mole d'informazioni sulle dinamiche di marketing che interessano il settore nella sua totalità e nelle singole aree d'affari.

Metodologia di ricerca e piano di presentazione
Oltre seicento questionari sono stati inviati alle imprese costruttrici di macchine utensili presenti nel nostro Paese. I questionari, compilati dai responsabili aziendali, sono stati elaborati in forma rigorosamente anonima, in ottemperanza alle disposizioni di legge. La raccolta dei dati è stata completata con interviste di carattere non direttivo ad alcuni dei più significativi attori del settore.

Come si può constatare, impostazione e metodologia di ricerca non hanno subito variazioni rispetto al passato, al fine di garantire la continuità e consentire un raffronto comparativo con le edizioni precedenti. Lo schema di presentazione ricalca quello codificato dalla tradizione e, grazie a differenti modalità di elaborazione dei dati, consente di reperire informazioni a un progressivo livello di approfondimento. In questa prima parte, l'indagine sulla struttura d'offerta nazionale si sviluppa ripartendo l'universo delle imprese in funzione dell'entità del volume d'affari e del patrimonio umano.

Classi di fatturato, livelli occupazionali
Le imprese costruttrici di macchine utensili insediate sul territorio nazionale presentano una variabilità dimensionale piuttosto elevata: la ripartizione in classi arbitrarie, determinate sulla scorta del valore del venduto, mette in luce che il 37 per cento delle aziende sviluppa un volume d'affari annuo inferiore ai cinque milioni di Euro. Il 23% delle realtà censite si colloca nella fascia tra 5e 10 Mio € e il 16 % in quella tra 10 e 20 milioni. Meno di un quarto (24%) delle organizzazioni presenti, infine, colloca sul mercato macchinari per un valore superiore ai 20 milioni di euro. Oltre la metà del campione (53%) consegue la maggior parte dei ricavi attraverso le consegne estere, tuttavia il 29%  dei costruttori è attivo prevalentemente sulla piazza domestica ed esporta meno di un quarto della produzione.

La segmentazione sulla base della forza lavoro evidenzia che circa il 40% delle imprese occupa meno di 35 dipendenti e il 26 %  ne impiega un numero compreso tra 36 e 75. Il 17%  dei costruttori, per contro, si avvale di una risorsa umana quantificabile tra 76 e 150 individui e un'eguale percentuale dispone di un più elevato numero di addetti. Drammaticamente in calo, rispetto all'anno passato, appare la consistenza del portafoglio ordini: circa la metà delle imprese analizzate detiene ordinativi atti a coprire meno di tre mesi di produzione, il 37% ha lavoro assicurato per un periodi di tre/ sei mesi e soltanto il 16% vanta commesse idonee a saturare per oltre sei mesi la capacità degli impianti.

A soffrire maggiormente sono le imprese di piccola dimensione (volume d'affari inferiore ai cinque milioni di euro e meno di 35 dipendenti), per converso, i risultati migliori sono realizzati dalle organizzazioni con più di 150 dipendenti, in virtù, soprattutto, del contributo fornito dalle attività di esportazione. Il livello di globalizzazione raggiunto dalle industrie nostrane,si evince analizzando i principali mercati esteri serviti: sebbene l'Unione Europea e il Vecchio Continente si confermino come le aree di sbocco prevalenti per i macchinari made in Italy, le imprese appaiono fortemente impegnate a consolidare il presidio dei mercati Nord e Sud americani e a incrementare la penetrazione in Asia ed Estremo Oriente.

La performance aziendale
La valutazione della performance e del saggio di produttività dell'impresa può essere impostata sull'analisi dei valori assunti da un indicatore classico: il reddito per addetto. Il parametro si attesta a una quota superiore ai 225 mila Euro nel 30 per cento delle realtà censite, non raggiunge i 125 mila Euro in un gruppo d'imprese altrettanto numeroso (32%) e ammonta a un valore intermedio nelle rimanenti.

In raffronto a quanto riscontrato nella precedente edizione dell'indagine, si osserva il raddoppio dei soggetti iscritti alla classe più bassa e una cospicua contrazione del numero degli attori collocati nella fascia più elevata. La performance appare criticamente correlata all'entità della quota di export:  il 56% delle imprese attive in prevalenza sul mercato domestico sviluppa un fatturato per addetto inferiore ai 125 mila Euro; per contro nel 45% delle organizzazioni che collocano oltre frontiera più di metà della produzione l'indicatore assume un valore superiore ai 225.000 €. Per converso, l'indice non mostra correlazioni con l'andamento degli ordinativi: la distribuzione dei soggetti campionati nelle differenti sottoclassi non presenta scostamenti significativi a livello statistico.


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Giorgio Maiorino, Giorgio Portaluppi, Samuele Spitzer ed Ezio Zibetti
 
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